16 feb 2011

Scritto da Alfonso Isinelli in di cibo, divagazioni | Commenti disabilitati

Identità decantate

Identità decantate

Fatto passare il solito periodo di pigra decantazione, cosa si è sedimentato della mia prima volta a ? (Scusa Isinelli, ma perché sei andato solo alla settima edizione, mica sarai snob? Ma no le altre volte il lavoro, non ci stavano i soldi, ma non è meglio andare per ristoranti, che è tutto vero ok, ma stavolta ho avuto l’accredito, lo status: da cliente sono diventato uno del settore, che soddisfazione, sicuro? pensaci bene..)

Vabbè torniamo a noi, cosa è rimasto di due giorni a Via Gattamelata?

  1. L’empatia comunicativa di , che trasmette  con trasporto  passione, idee, piatti, luoghi, territorio. Il filmato che accompagnava la sua lezione era un omaggio sentito alla sua gente, agli amici, alla madre, al Secchia e al Panaro e alle anguille che li abitano. Bello e coinvolgente come pochi altri, anche lui segno dello stato di grazia dello chef di Via Stella
  2. La limpida semplicità di . Ho sempre pensato che uno chef che chiama i suoi piatti solo con i nomi delle materie prime con cui sono realizzati o al massimo Assoluto di cipolla, non possa essere meno che un grande. E Romito, di cui ho assaggiato poco, lo è. Vederlo illustrare il bellissimo video (solo mani, gesti, attrezzi, ingredienti, in primo piano su sfondo nero, complimenti a Elisia Menduni) con poche essenziali parole è stato un vero piacere.
  3. L’antiretorica fast di , che a tre anni dal suo ultimo speech (allora fu la Check Salad, piatto fondante della cucina italiana del XXI° secolo, un giorno vi dirò perché) si è presentato sul palco con un sifone, da tutti usato e oggi da tutti rinnegato, rivendicandone l’utilità (e non l’indispensabilità). E ha deliziato i palati con la sua pasta anticoncettuale.
  4. L’umiltà di , che massacrato dalla critica ufficiale negli ultimi due anni, si è presentato prima con un tocco di pane con sopra burro e lamponi e poi della carne di capra, con qualche foglia di the verde, che il commensale stesso deve cuocere intingendola in una tazza di acqua calda, che poi berrà alla fine, impregnata di nuovi aromi. Un percorso verso lo zenit dell’accoglienza, una carta scarna fra passato e futuro, che potrebbe essere on demand. Un apparente passo indietro per farne due avanti.
  5. E ancora le lezioni sull’amaro by Cracco-Baronetto (la scoperta della mastìca), il percorso hemingwayano di , la centralità gustativa antisperimentale di Martinez-Alija (un pomodoro è un pomodoro è un pomodoro), l’incomunicabilità di , l’esplosiva anarchia di , il format pizza da Napoli a San Bonifacio, via Vico Equense…

Ma però questo congressi che barba, non c’è niente di nuovo, le solite facce…vabbè però questa continua ricerca di novità anche questo che palle, come ai festival del cinema ci sono film belli, bellissimi, qualche raro capolavoro, film brutti, orrendi mica ogni anno svolte epocali.. Insomma l’anno prossimo torni..e certo che torno…e poi è il mio mondo, bellezza

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