8 feb 2011

Scritto da Alfonso Isinelli in di cibo, divagazioni, mappe | Commenti disabilitati

Berlino, mon amour

Berlino, mon amour

sotto la neve, bella e gelida, altera e distante, ancora diffidente verso gli altri da se, come ancora non avesse assorbito quel taglio che l’ha divisa, tranciata per quasi trent’anni e che è rimasto profondo ad attraversarle l’anima. Il muro che ancora si trova dovunque, un segno, un marchio che attira i turisti e spaventa i berlinesi, che vogliono fuggirne. Anche per questo la città è stata reinventata, cantiere continuo, dal meglio dell’architettura mondiale: Postdammer Platz ne è il cuore pulsante, la cupola del Reichstag di Norman Foster la  trasparente icona a due passi dalla Porta di Brandeburgo, che è il simbolo, come pochi altri nel mondo sanno esserlo, della città e che apre alla Unter der Linden, il grande boulevard della città imperiale, anche qui pochi fronzoli e orpelli, e ti rivengono alla mente, occhi chiusi, le tragiche simbologie di potenza che hanno attraversato il ’900 e non solo.

E i quartieri ad est, Kreuzberg dalle luci basse, oggi quartiere turco, fino ad ieri condiviso con artisti e creativi, oggi in trasmigrazione verso Prenzlauer Berg, tutta piazzette e piccoli isolati.

E naturalmente servizi funzionanti, i mezzi di trasporto che ne basterebbero un terzo a Roma,  musei bellissimi, la Neue Gallery, la Hamburgher Banhof e ovunque, il Museo Bruhe, culla dell’espressionismo tedesco, ai margini della città, quasi nel bosco.

Ma vabbè questo è (soprattutto) un  blog de panza e allora la cucina berlinese? Diciamo che non esiste, come tutte le capitali ha assorbito tutte quelle regionali e di imperi limitrofi: sulla Oranienstrasse in piena Kreuzburg, ne è limpido esempio.  Zuppe di patate e pancetta; la wienerschnitzel (invero in versione fin troppo sottile), l’ottimo filetto di maiale affumicato, una ricca bistecca con salsa di cipolle al vino rosso, un sontuoso stinco di vitello, birre alla spina servite come si deve, in un décor invariato o quasi dal 1902, alla modica cifra di 20 euri a cranio. Con 8 invece potreste mangiare il miglior pollo della capitale e dintorni, contornato di patate, da , ammesso però che riusciate a trovare posto, noi non siamo riusciti, che i berlinesi lo prendono d’assalto.

Oppure provare la cucina sveva, Baden-Wuttenberg e dintorni, abbondante in porzioni e calorie, da , a Stiglitz, periferia borghese a sud-ovest del centro. Vi abbofferete di maultaschen, ravioloni ripieni di carne o verdure, conditi in vari modi: io li ho presi con un intenso brodo di carne ricco di cipolle e un’ insalata di patate (con tanto aceto, ma pare usi così). E ancora spatzli, maiale, cavolo rosso, un rognone con una salsa al vino rosso che ci impieghi  una settimana a digerirlo, dolci dimenticabili nonostante strudel e kaiserschmaren riportassero a ricordi altoatesini-austriaci memorabili, qui messi da parte.

E poi come in ogni capitale che si rispetti, e forse qui un pò di più, visto che manca un’identità culinaria forte, cucine da tutto il mondo, turca e mediorientale in primis, oltre all’onnipresenza asiatica e, naturalmente italiana (in questo caso un esempio, : la classica T bianca su sfondo nero dei nostri esercizi, introduce ad un locale che dalla colazione alla cena offre la tradizione italiana ad una platea di berlinesi entusiasti, noi per ripararci dalla tormenta abbiamo mangiato un bollito in salsa verde che, scafati come siamo, proprio entusiasmato non ci ha..).

L’alta ristorazione, storicamente di impostazione francese, ha assorbito tutte queste influenze e oggi coniuga essenzialità e gusto, gli aggettivi perfetti per la cucina di , cuoco stellato di grande impatto mediatico, che ci ha donato il miglior pasto berlinese. Una golosissima pizza japanese stile con tonno e salsa di rafano fresco da mangiarsene all’infinito, un pollo (sì un pollo finalmente) stimolato nei sapori da una salsa di pepe del Madagascar, un purissimo mantecato di piselli e menta e del rafano giapponese grattuggiato, ogni cucchiaiata un vortice di sapori, e per finire un raviolo di mele con gelato allo stollen (un dolce tipico natalizio simile al nostro pandolce) di semplice, ma intensa, bontà. Il tutto a 38 euro a pranzo (meditate, ristoratori, meditate).

Più classico a partire da ambiente e servizio, il , affacciato sulla Unter der Linden, di , che accanto ad un menù dove in prima linea troviamo astice, foie gras e cacciagione, ne propone uno vegetariano, esclusivamente con prodotti del suo orto, con coraggio e un pizzico di presunzione (le verdure cotte in acqua minerale sono fin troppo banalmente verdure cotte). I brodi che accompagnano molti dei piatti, oltre che corroboranti visto il grande freddo, sono intensissimi, fare un piatto solo a base di sedano (gnocchi, crema, brodo) è un virtuosismo riuscito e la melanzana caramellata, che riporta al nostro meridione, è ancora sul mio palato e fa perdonare alcune imperfezioni sul resto.

Bisognerà tornarci nella bella stagione a Berlino, quando i tavoli all’aperto sono pieni di gente, così come le strade, e forse quella lastra di freddezza, si scioglierà.

MAX UND MORITZ

Oranienstrasse 62 - 10969 Berlino

tel. 0049(0)3069515911

www.maxundmoritzberlin.de

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HENNE

Leuschnerdamm 25 - 10969 Berlino

tel. 0049(0)306147730

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GASTHAUS WIESENSTEIN

Rothenbergstrasse 41 - 12163 Berlino

tel. 0049(0)3079785750

www.wiesenstein.de

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SALE E TABACCHI

Rudi Dutschke-strasse 23 - 10969 Berlino

tel. 0049(0)3025295004

www.sale-e-tabacchi.de

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RESTAURANT TIM RAUE

Rudi Dutschke-strasse 26 - 10969 Berlino

tel. 0049(0)3025937930

www.tim-raue.com

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MARGAUX

Unter den Linden 78, ingresso Wilhelmstrasse - 10117 Berlino

tel. 0049(0)3022652611

www.margaux-berlin.de

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