Scritto da Luca Burei in pubblicazioni | Commenti disabilitati
Trilogie noir da Palermo a Marsiglia
Vi è nel sud di tutto e di ciascuno, messe di ricordi e speranze che han sapori e odori propri, cui le parole spesso non riescono a delineare che contorni confusi, ma che lasciano segni e voglie non solo al palato.
E questa traccia, poche linee siano esse di vita vera o narrata, capita di (ri)incontrarla nei quartieri di una Palermo ai più sconosciuta, percorsa a piedi da Lorenzo La Marca o dal Commissario Spotorno, protagonisti anomali di una trilogia a cavallo del 2000 ad opera di Santo Piazzese, biologo prestato per troppo poco tempo alla scrittura.
Pur dovendo qualcosa a Camilleri, al quale si diverte a far omaggio con una telefonata tra il suo commissario ed il famoso collega di Vigata, i suoi romanzi hanno un respiro ed un ritmo differente, che paiono frutto di una penna intinta nell’anciova più che nell’inchiostro e son, dunque, alfine più saporiti.
“…lo aspettavano i resti abbondanti della cena della sera prima: bucatini con l’anciova rossa, cioè con l’estratto di pomodoro, la passolina, i pinoli e la mollica atturata, piatto che lo aveva conquistato al primo colpo (…) Scaldata con un filo d’olio, la pasta con l’anciova era ancora più buona, specie se aveva la pazienza di lasciar abbrustolire al punto giusto i bucatini, fino a renderli quasi croccanti, seppur circonfusi dalla densa cremosità della salsa e rimescolati per bene con la paletta sul fondo della padella, e fatti rinvenire con l’aggiunta di una bella pizzicata di peperoncino fresco tritato.”
In certi libri bisogna perdersi piano piano, lasciarsi scivolare accanto al protagonista, diventarne ombra, seguirne i passi per il mercato di Vucciria, tra le balate, o per via Maqueda, sedersi nei saloni liberty dell’Antica Focacceria San Francesco (ai cui proprietari, Vincenzo e Fabio Conticello sia dato merito non solo per la difesa della tradizione gastronomica, ma soprattutto per esser diventati un simbolo della rivolta contro il racket delle estorsioni), ritrovarsi a Palermo senza essersi mossi e ripromettersi di tornare, davvero, per la città, per la gente, per il cibo.
Piazzese fa parte di quel gruppo di scrittori noir che affondano radici e ispirazione nel Mediterraneo, come Jean-Claude Izzo, precursore e cantore di un sud marsigliese intriso di romanticismo, violenza e disperazione, filosofo di una sopravvivenza contro ogni logica, ove buona cucina e buoni vini hanno valore catartico.
“Sul menù, pomodori, patate, zucchine e cipolle ripiene. Avevo fame ed era delizioso. Mi piace mangiare. Soprattutto quando ho dei problemi e ancor di più quando la morte mi passa vicino. Ho bisogno di ingurgitare cibo, verdure, carne, pesce, dolci. Di lasciarmi invadere dai sapori. Non avevo trovato niente di meglio per negare la morte. Per salvaguardarmene. La buona cucina ed i buoni vini. Come un’arte della sopravvivenza.”
Non affrontate a cuor leggero Izzo. È un blues narrativo dal ritmo intenso che si tinge viepiù di nero, cupo, senza speranza, come Fabio Montale, un protagonista il cui profilo par tagliato con l’accetta per lasciar vivi gli spigoli e far sì che linea di demarcazione tra il bene ed il male sia sempre netta, invalicabile, anche a costo della morte.
Legger bene è nutrirsi, non saziarsi. Dopo Piazzese vi verrà voglia, magari, di una passeggiata con un cartoccio di panelle, aspettando che si decida, prima o poi, a scriver altro. Dopo Izzo, semplicemente di vivere.
Santo Piazzese, Trilogia di Palermo, pagg. 767, Sellerio, euro 20,00
Jean-Claude Izzo, Casino Totale, pagg. 245, e/o, euro 8,00
Jean-Claude Izzo, Chourmo, pagg. 258, e/o, euro 8,00
Jean-Claude Izzo, Solea, pagg. 223, e/o, euro 8,00
