Scritto da Luca Burei in di cibo, divagazioni | Commenti disabilitati
9 nov 2008
A parlar di una nuova collana editoriale, il lambrusco può diventar elemento determinante, come L’Acino – Lambrusco Grasparossa di Castelvetro di Secco.
Non è solo il lambrusco, però, a far del bene alla conversazione e alla serata, ma il cibo e l’ambiente che si respira all‘Osteria Bottega, indirizzo bolognese ormai famoso, ma suggeritomi tempo addietro da chi conosce luoghi in cui merita fermarsi.
E sì, perchè in centro a Bologna è facile mangiar male e bere peggio, mentre qui, complice l’oste Daniele Minarelli, ristoratore d’annata, si entra incuriositi e si esce piacevolmente sazi e divertiti.
Sarà che si parte con della spalla di mora cotta a camino e bagnata con latte, della coppa di testa e del salame che si scioglie in bocca, ma la conversazione va via spedita e la collana editoriale sembra propio prender forma.
Non può mancare il tortellino in brodo di cappone, da gustare rigorosamente senza parmigiano, o i passatelli, le fettucine, il raviolo con burro e salvia, in un tripudio di gusto naturale di una cucina tradizionale e ricca, servita con la complicità di una simpatica misoginia dell’oste che se la prende con quelle donne che cercano di preservar la linea a scapito del gusto.
E preservarla è proprio impossibile se si cede alla tentazione della cotoletta alla bolognese, finita di cuocere nel brodo di cappone, o all’anatra sempre in lista. Ca va sans dir che il lambrusco cede il passo al Sangiovese di Romagna ContiRiserva 2001, che qui si beve preferibilmente delle proprie terre, con il tempo passa e la conversazione che si fa più intensa, anche se meno precisa.
Vorremmo saltare il dolce, ma una crostata di visciole come non ne mangiavo da anni (non amo particolarmente le crostate) o una torta di riso da guadagnarsi l’applauso, ci portano ad approdare al caffè, non prima di aver addolcito il palato con qualche bicchiere di Tregenda, bella vendemmia tardiva di albana e malvasia, di una piccola azienda agricola, Villapapiano, condotta da sole donne e meritevole di ricordo (come d’altronde anche il fatto che la bottiglia sia rimasta sul tavolo a nostra disposizione).
Mi alzo dal piccolo tavolo d’angolo in questa sala da meno di 30 posti, dopo aver lasciato 45 euro a testa per il conto e la collana editoriale a prender aria tra appunti scritti in fretta.
Si è mangiato tradizionalmente bene, senza scatti creativi, ma con gusto, bevuto altrettanto, speso il giusto e forse anche meno.
Osteria Bottega
Via S. Caterina, 51
Bologna
051.58.51.11
Chiuso domenica sera e lunedì
Prenotare!
